Riceviamo dal “Collettivo Comunista Metropolitano di Milano”  e pubblichiamo alcune serie riflessioni su un tema che si parla molto oggi sui media e che, anche se non sempre siamo in sintonia con quello che viene scritto, pensiamo sia doveroso parlarne e far conoscere, anche perché la lotta di classe è l'elemento base per analizzare il nostro agire politico, in quanto marxisti-leninisti.

Circolo Culturale Proletario di Genova

 

SOLIDARIETà A COSPITO

 

   Il prigioniero anarchico Alfredo Cospito è in sciopero della fame a oltranza dal 20 ottobre contro il regime 41 bis e l’ergastolo/ostativo e ha già superato i cento giorni. Da nove mesi è rinchiuso in 41 bis prima a Sassari, ora nel carcere di Milano Opera, per un’azione contro la caserma allievi carabinieri di Fossano (CS) che non ha provocato né morti né feriti, ma la cassazione ha qualificato come “strage politica” con conseguente possibile condanna all’ergastolo ostativo che significa “fine pena mai” e impossibilità di ottenere alcun beneficio.

   Nemmeno per le stragi più celebri d’Italia (Piazza Fontana, la stazione di Bologna, le stragi che hanno trovato la morte Falcone e Borsellino) è stata applicata questa tipologia di accusa.

    Il carcere è sempre terribile e il 41 bis è il suo girone infernale. L’isolamento, il non poter vedere mai il cielo, l’avere un colloquio al mese  con i propri affetti e senza contatti fisici distruggono una persona. Questa è tortura, finalizzata a far crollare il prigioniero poiché l’unica via di uscita e mandare dentro qualcun altro al posto suo.

   Questi sono casi eclatanti, ma ogni giorno molti proletari che lottano sui posto di lavoro o nelle scuole, chi lotta per difendere il pianeta, che per la propria sopravvivenza essendo stato reso clandestino, che per avere un tetto sulla testa viene indicato come il nemico, il terrorista, il traditore.

   Questo fatto si accentua sempre di più poiché la Borghesia Imperialista  a causa della crisi in atto (crisi generale di sovrapproduzione di capitale) conduce contro la classe operaia e le masse popolari una guerra non dichiarata. È un attacco progressivo, quotidiano e capillare contro la classe, alle sue condizioni economiche, sociali e culturali.


Questa guerra fa ogni giorni le sue vittime: nei paesi oppressi come in Palestina, in Libano, in Iraq  in Ucraina è guerra per mantenere l’oppressione imperialista.


   Nel nostro paese questa guerra fa le sue vittime che sono gli oltre 1000 morti (secondo le cifre ufficiali che escludono chi lavora in nero) che muoiono negli incidenti sul lavoro (che bisognerebbe chiamarli assassini), dalle decine di migliaia che muoiono per malattie contratte sul lavoro (pensiamo solamente alle malattie contratte dall’uso dell’amianto), dal precariato diffuso, dai licenziamenti, dagli affitti impossibili da pagare ecc. In sostanza è una guerra fatta da atti che determinano a peggiorare le condizioni di vita e di lavoro, dove le vittime sono solo da una parte sola: quella dei lavoratori.


   Tutto questo nasce dal fatto che nel sistema capitalista, le aziende devono produrre profitti anziché soddisfare i bisogni delle masse e per questo motivo riducono posti di lavoro, i salari, i diritti che la classe operaia si era conquistata con dure lotte e devastano l’ambiente.


n  A tutto questo la classe e le masse popolari  oppongono  una resistenza: ce nel Medio Oriente è la resistenza palestinese e  libanese, in India, nelle Filippine, in Turchia, in Perù sono le guerre popolari condotte da partiti comunisti marxisti-leninisti-maoisti.


   Qui da noi questa resistenza si esprime spesso con i blocchi stradali contro le chiusure delle aziende, con la lotta nel 2003/4 degli autoferrotranvieri che hanno ripetutamente violato la legge antisciopero, rivendicando consistenti aumenti salariali, fuori e contro la concertazione di CGIL-CISL-UIL. Lotte che spesso sono state vittoriose, come quella dell’INNSE nel 2009, o come la lotta alla Bennett di Origgio nel 2008 contro il moderno schiavismo che è rappresentato dalle cooperative (che sarebbe meglio dire moderno caporalato). Lotte che spesso travalicano la legalità esistente (legalità che serve ad imbavagliare la classe) come nel 2009 si registrarono in Europa una forma di lotta inaspettata e insolita: il sequestro dei manager. Questa forma di lotta dimostra che ci sono in Europa settori lavoratori che stanno superando la rassegnazione, la confusione e la disorganizzazione e che cominciano a lottare senza farsi legare le mani dalle regole imposte dai padroni. Ma non c’è solo questo. Questi lavoratori non si sono limitati a dire “non pagheremo la vostra crisi”, ma giocano d’attacco: trasformando una rivendicazione sindacale in un problema di ordine pubblico, in altre parole politico. Non si limitano a rivendicare una sorta di salario per vivere ma lo pretendono e giustamente non si sono posti il problema delle compatibilità economiche. Essi hanno posto nella pratica l’affermazione che se questa società non garantisce da vivere, al diavolo questa società!


 
Ed è per questi  motivi nasce la repressione in tutti i paesi imperialisti. Repressione che colpisce individuo o organismo che è o potrebbe diventare un centro di orientamento promozione e direzione della classe contro la guerra di sterminio che sta conducendo la Borghesia Imperialista. Gli atti di repressione non sono errori giudiziari, ma sono episodi della lotta di classe, un “fatto d’armi” della guerra fra proletariato e Borghesia Imperialista.


   Questa guerra non dichiarata a volte si esprime in forma aperta da parte della classe, come in Francia nel 2005, in Grecia a partire dal 2008 e a Londra nel 2009. In questi casi da parte delle masse proletarie e sottoproletarie (prevalentemente giovanili) che espressero delle forme di lotta che andavano dalla resistenza contro la polizia, all’assalto dei commissariati, tanto che l’organizzazione dello Stato per un breve periodo di tempo perse il controllo di alcune zone metropolitane. In sostanza (in maniera non dichiarata) si sono espressi due poteri, quello dello Stato borghese e quello disorganizzato dei proletari e dei sottoproletari che spingevano verso l’organizzazione spontanea per esercitare il diritto alla ribellione contro il sistema.


  Alfredo con la sua coraggiosa lotta mostra a tutti che il 41 bis è tortura e fa risuonare più forti e le voci contro il carcere le la repressione.

   Tante persone si sono ritrovate insieme a sostenere questa battaglia, che non è solo personale, non è soltanto contro il carcere, ma per spezzare questo sistema che esclude e reprime. Ci vogliono isolati, ma tanti gesti in tutto il mondo ci mostrano coraggio, forza e gioia.

 

COLLETTIVO COMUNISTA METROPOLITANO

 

7 febbraio 2023

 

SUI PRIGIONIERI POLITICI RIVOLUZIONARI

   Quello che i media di regime definiscono il “Caso Cospito” pone per il Movimento Rivoluzionario nelle sue componenti nel quale è articolato il problema del ruolo dei Prigionieri Politici Rivoluzionari nell’ambito della lotta di classe.

 

   Dall'emergere della proprietà privata, la società si è divisa in oppressori e oppressi.

 

   La classe di oppressori, sia che erano proprietari di schiavi oppure i signori feudali ha sempre usato la forza contro la classe oppressa per proteggere il loro dominio di classe e così è anche, nel sistema capitalista, fa lo stesso la borghesia.

 

   Possedendo i capitali e i mezzi di produzione, la borghesia, grazie allo Stato, ha conformato il diritto e la giustizia a proprio vantaggio è ha instaurato la propria egemonia ideologica, essendo che il pensiero dominante è quello della classe dominante.

 

   Le classi dominanti hanno imposto come concezione del mondo l'idealismo, che afferma la materia è solo un derivato dello spirito. L'idealismo nasce inizialmente dall'ignoranza e dalla superstizione dell'uomo primitivo, in seguito con lo sviluppo delle forze produttive e con il formarsi delle classi sociali, quando si formò la proprietà privata e lo sfruttamento del lavoro altrui divenne la base dell'esistenza delle classi dominanti, il lavoro intellettuale divenne la loro prerogativa e l'idealismo, la loro filosofia.

 

    Nei vari campi l'applicazione di un’impostazione idealista ha delle conseguenze, facciamo alcuni esempi:

1) Il politico idealista esalta l'onnipotenza della politica.

2) Lo storico idealista afferma che la storia è fatta dai grandi personaggi o dagli eroi.

 

   In sostanza gli idealisti esaltano l'onnipotenza del soggetto.

  

  In ogni società di classe c’è sempre stata la lotta di classe

 

   A causa della lotta di classe, il numero delle carceri è cresciuto ancora di più. Con le prigioni, insieme agli altri mezzi (violenti o meno), la borghesia voleva porre fine all'emergente e crescente sviluppo della lotta della classe operaia e delle altre classi oppresse per spezzare e mettere fine alla lotta per i loro diritti. La borghesia ha sempre cercato di tenere fuori i rivoluzionari di tutte le tendenze lontani dalla lotta di classe, quelli che non riesce a massacrare li sbatte in galera tenendoli in carcere per anni e isolandoli dalla società. La borghesia ha cercato di creare un terrore particolare tra le masse popolari, usando le prigioni come mezzo d’intimidazione. Possono dire apertamente: ti muovi contro il nostro sistema e le nostre istituzioni? Ecco cosa ti succede. In particolare dopo gli anni '90, dopo il crollo del revisionismo moderno, dalla prima guerra del Golfo di fronte alla crisi in atto, di fronte alle prime avanguardie della Rivoluzione Proletaria Mondiale (guerre popolari in Perù, nelle Filippine ecc.), l'imperialismo scatena un'offensiva generale controrivoluzionaria che pretende di scongiurare la rivoluzione come tendenza generale, storica e politica. Quest'offensiva controrivoluzionaria cerca di contrastare e di prevenire l'ampliamento della rivoluzione e dell'accentuarsi della lotta di classe sia a livello nazionale che internazionale. Essa è diretta contro il proletariato mondiale. È dentro questo quadro che si vede l'accentuarsi degli attacchi contro tutte le forme di lotta che i comunisti, gli anarchici e in generale  i rivoluzionari di tutte le tendenze. La borghesia e i suoi servi per portare avanti quest’attacco hanno usato la definizione di “terroristi”, come arma da guerra.

 

   Hanno così chiamato terroristi chiunque lotti contro il saccheggio e l'aggressione imperialista. Loro che hanno istituito centri speciali per la tortura, ed eseguono i bombardamenti aerei per devastare, arrivando a bombardare perfino cortei nuziali e villaggi inermi. Loro che schiacciano i diritti dei lavoratori e le loro rivendicazioni, sono loro, che praticano la violenza, in tutto il mondo sono gli imperialisti e i loro lacchè che applicano l'isolamento, la tortura e la violenza nelle carceri.

 

   Le carceri di tutto il mondo oggi presentano un duplice aspetto: uno interno e l'altro sono in relazione con la dimensione internazionale.

 

   La prigione di Abu Ghraib durante l'occupazione imperialista dell'Iraq è rimasta a lungo l’attenzione di tutto il mondo e resta impresso nella memoria. Gli imperialisti USA quando occuparono l'Iraq, costruirono la prigione di Abu Ghraib con lo scopo di terrorizzare i combattenti della Resistenza all'occupazione. Le torture praticate in questa prigione hanno a lungo occupato le prime pagine dei giornali. I metodi di tortura applicati in questa prigione sono stati esportati in molti altri paesi.

 

   Allo stesso modo, con l'occupazione dell'Afghanistan, Guantanamo è diventato noto come carcere speciale, una prigione utilizzata come centro di tortura. Le foto a Guantanamo dei presunti militanti di Al Qaeda e talebani, vestiti con divise speciali, con le mani legate dietro la schiena, le celle isolate, gli USA cercavano così di intimidire il mondo e soprattutto le resistenze antimperialiste. Ma non si sono limitati a questo. Tutti conoscono i casi di tante persone rapite e portate negli USA per essere processate e in seguito incarcerate proprio a Guantanamo. Questa prassi internazionale non è limitata solamente agli USA.

 

   Quando è possibile, i paesi imperialisti, lasciano da parte le loro divergenze e collaborano per arrestare i rivoluzionari e i membri delle varie resistenze. Un esempio lampante in Europa di tutto questo sono i membri o simpatizzanti dell'ETA che sono stati individuati in territorio francese e rischiano di essere arrestati e condannati a parecchi anni di prigione. La resistenza dei militanti dell’ETA, è tenuta nascosta all'opinione pubblica francese. Lo stesso trattamento è applicato ai rivoluzionari turchi e ai rivoluzionari e militanti antimperialisti degli altri paesi. Lo stesso accade in Germania, dove, in particolare, decine di rivoluzionari turchi e di militanti del Movimento di Liberazione Curdo in Germania sono stati condannati per effetto della legge 129B, adottata, specificamente come antiterrorismo per intimidire i rivoluzionari. L'isolamento in un luogo di pena degli oppositori politici o di reati comuni fu sperimentato per la prima volta ad Amsterdam, nel 1596. Ci si riferisce a questa pratica, definita come "modello fiammingo". Da allora fino ad oggi, la pratica dell'isolamento nelle prigioni si è continuamente sviluppata. Il carcere è parte della lotta di ogni giorno. Rivoluzionari e militanti antimperialisti combattono i loro nemici non solo all'esterno, ma anche nelle carceri, dove i rivoluzionari resistono al nemico di classe. La borghesia non solo isola i rivoluzionari e i militanti antimperialisti dalla società, ma applica su di loro misure speciali per cercare di privarli dei loro valori e della loro identità politica e ideologica.

 

   Dopo la seconda guerra mondiale, gli imperialisti e i loro lacchè locali hanno dato un ulteriore impulso a quest'uso delle carceri. Il motivo non stava solamente nell'avanzata dell'Armata Rossa che determinò, insieme alla lotta di classe nei paesi dell'Est Europa, l'allargamento del campo socialista. I movimenti di resistenza nei paesi europei dove la classe operaia e la componente comunista erano fortemente determinanti all'interno di essi, rischiavano di andare oltre la liberazione nazionale e la democrazia borghese per avviarsi verso la conquista del potere da parte del proletariato e il socialismo.

 

   Per fermare questa minaccia contro di loro, gli imperialisti americani e occidentali intensificarono i loro attacchi contro tutte le lotte di liberazione nazionale e sociale, perpetrando massacri e realizzando anche una serie di esperimenti nazisti sui rivoluzionari e i militanti antimperialisti tenuti prigionieri nelle carceri. Tra questi esperimenti per annientare i prigionieri, l'isolamento fu il trattamento ritenuto più efficace, e ancor oggi è la forma più comunemente praticata nel mondo.

 

   Questo metodo fu sviluppato nel 1950 da Edgar Schein, che condusse degli esperimenti sui prigionieri nelle carceri in Corea durante la guerra combattuta dagli imperialisti americani con la Corea del Nord e la Cina. Il cuore di questo trattamento sta nell'isolare i prigionieri politici gli uni dagli altri e dalla società, indebolirne la resistenza, costringerli all'obbedienza, piegarne la personalità e, infine, ottenerne la resa, come fasi di un unico piano complessivo.

 

   Questo sistema è stato ulteriormente sviluppato in Germania e in Inghilterra, dove ha in seguito trovato applicazione. In Germania, l'isolamento e detenzione in celle singole è stato applicato intensivamente sui militanti della RAF negli anni '70. In Inghilterra, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, è stato applicato, in forma estremamente rigida sui militanti dell'IRA, dove Bobby Sands e nove dei suoi compagni persero la vita nello sciopero della fame contro l'imposizione di vestire l'uniforme carceraria.

 

   Guardando alla storia più recente degli attacchi contro i prigionieri politici rivoluzionari nel mondo e a quanti rivoluzionari persero la vita in questi attacchi, possiamo osservare ancora più chiaramente la gravità del problema.

 

   Ecco alcuni di questi attacchi.

 

   Nel 1992 in un carcere messicano 111 prigionieri sono stati uccisi in un massacro organizzato e supervisionato dai militari. Almeno altri 16 prigionieri il 18 febbraio 2001 nella prigione di Caradiru, durante la rivolta per ottenere il rientro dei 10 prigionieri isolati.

 

   In Italia l’introduzione delle carceri di massima sicurezza contro le Brigate Rosse e le altre OCC (Organizzazioni Comuniste Combattenti) aveva lo scopo di isolare i militanti dalla società, era in sostanza un atto di guerra da parte dello Stato e altrettanto lo furono le risposte da parte delle OCC.

 

  La rivolta di Trani, nel dicembre 1980 iniziata con la presa in ostaggio di 18 guardie, e quella dell’Asinara nel 1978 furono vere azioni militari da parte dei militanti prigionieri in rapporto alle offensive politico-militari esterne (con obiettivi di programma in rapporto allo scontro generale oltre che carcerario). Infatti, allora, vi era un rifiuto secco di un certo stile antirepressivo vittimista e paralegalista. Si rifiutava persino la denuncia delle torture per non dover ricorrere alla magistratura.  Dopo la rivolta, le pratiche di isolamento furono ripristinate per essere sospese nel 1984 con il dilagare della dissociazione dal 1982 e la pesante sconfitta conseguitane. Fu un caso da manuale controrivoluzionario: una data strategia e mezzi repressivi (fra cui la tortura) vennero impiegati e successivamente sospesi, in base ai risultati politico-militari da parte dello Stato.

 

   Un altro paese in cui sono state applicate le pratiche di annientamento (e lo stragismo nei confronti dei prigionieri) è il Perù, dove il Partito Comunista del Perù (PCP), che dal 1980 ha condotto in questo paese una Guerra Popolare, riuscendo a trasformare molte carceri in “luminose trincee di combattimento”.

 

   Il combattimento che divenne famoso si ebbe il 18 giugno 1986 quando oltre 300 prigionieri del PCP e dell’Esercito Popolare di Liberazione detenuti nelle carceri di El Fronton, Lurigancho, El Callao scesero in lotta per chiedere migliori condizioni di vita presentando una piattaforma con le loro rivendicazioni.

All’interno delle carceri ci furono da parte delle forze repressive peruviane dei veri e propri massacri. Questo fa parte del piano di sterminio dei rivoluzionari prigionieri condotto da tutti i governi che si sono succeduti in Perù, e che continuò anche dopo la vittoria del “socialista” Alan Garcia. Parallelamente all’esterno nelle campagne interi villaggi furono distrutti, con l’annientamento dei contadini, col fine di isolare i guerriglieri dalle masse contadine.

 

   Il 19 giugno l’esercito, la marina di guerra, la forza aerea e le forze di polizia, sotto un comando congiunto, attaccarono le carceri in rivolta seminando morte. I prigionieri si batterono eroicamente dando un esempio di forza ed eroismo che resterà per sempre nella storia del Movimento Comunista. Dal quel giorno il 19 giugno è ricordato come Giornata dell’Eroismo e rimarrà per sempre un esempio di lotta senza riserve per la rivoluzione proletaria e non solo come un momento di commemorazione e commiserazione per un brutale atto di repressione.

 

   Nel 1987 una delegazione mandata dal governo peruviano in Germania osservò il regime carcerario in cui i militanti della RAF erano tenuti isolati, e lo importano in Perù. Nei primi anni ’90 i prigionieri di guerra del PCP in Perù resistettero contro questo sistema e centinaia di loro furono massacrati.

 

   La Germania è molto avanti, tanto nell’isolamento quanto nell’assassinio dei prigionieri. Non essendo riusciti a sottomettere i prigionieri della RAF, li trasferirono in celle singole dove erano ancora più sorvegliati e lì li massacrarono. Poi con spudorata ipocrisia dichiararono che si erano suicidati.

 

   In Turchia le prigioni non hanno mai smesso di essere di attualità. Nel 1970, parallelamente allo sviluppo della lotta rivoluzionaria e della lotta popolare in generale, c’è stato un aumento del numero dei prigionieri politici rivoluzionari. Ma nel 1970 il problema del carcere non era così scottante come lo è oggi. Dopo l’avvento della dittatura militare fascista nel 1980, le carceri occupano costantemente l’agenda politica.

 

   Dopo il colpo di Stato militare del 1980, le carceri sono diventate un importante punto all’ordine del giorno per lo Stato. Fu allora lanciato un attacco allo scopo esplicito di intimidire, disumanizzare e piegare i prigionieri. Divennero allora operativi le Carceri Speciali e quelle di Tipi E. Nelle Carceri di Tipo E possono essere rinchiuse nella stessa camerata fino a 18-22 persone. In quelli di Tipo Speciale nella stessa ci possono stare fino a 4-6 persone. Metris, Mamak e Diyrbakir sono noti esempi di questo tipo di carceri dove decine di prigionieri rivoluzionari vi hanno perso la vita. Nel 1984, nello sciopero della fame a oltranza nelle carceri di Metris, e Sagmmalcilar contro le uniformi carcerarie persero la vita 4 prigionieri rivoluzionari. Sulla scorta dell’esperienza degli anni ’80, la borghesia ha iniziato a progettare prigioni di tipo cellulare. La prigione di Eskisehir è stata la prima a essere ristrutturata in questo senso. Nel 1987-1988 l’architettura della prigione di Eskisehir fu trasformata in carcere a celle singole. Evacuata dopo la resistenza dei prigionieri rivoluzionari, nel 1991 è stata riaperta ed è chiamata carcere-bara. La base legale delle pratiche d’isolamento è stata data nel 1991 con l’approvazione della legge speciale antiterrorismo. Nel 1996, nello sciopero della fame a oltranza, durato 69 giorni, contro le carceri cellulari persero la vita tanti prigionieri rivoluzionari. Lo stato fascista turco preparò allora la costruzione di carceri cellulari, con attacchi ancora più duri nei confronti della resistenza dei prigionieri rivoluzionari. La costruzione delle carceri cellulari è iniziata in grande stile nel 2000, da allora 122 prigionieri e loro sostenitori hanno perso la vita dentro e fuori le carceri in scioperi della fame o oltranza. Dal 1980 nelle prigioni turche almeno 3.00 prigionieri rivoluzionari sono morti per digiuni, torture e malattie.

 

   Ma non c’è solo questo. La politica di isolamento praticato nelle carceri turche non vuole solo spezzare la volontà del prigioniero ma soprattutto condizionarne i pensieri e i comportamenti.

 

   In un documento di denuncia tradotto da Devrimsci Sol del giugno 2000, si dice testualmente: “Il programma del fascismo, in Turchia, sulle carceri, è basato sulla distruzione degli affetti e la “pulizia del cervello”. Noi possiamo facilmente comprendere la fonte e lo scopo della politica del programma del dr. Schein, uno psichiatra degli USA che è famoso per il suo programma di “pulizia del cervello” negli anni ’60.

1 I prigionieri devono essere collocati in sezioni isolate. In questo le relazioni emozionali possono   essere successivamente rotte e seriosamente indebolite.

2 Fare in modo che i prigionieri credano di non avere   nessuna fiducia.

3 Spezzare e disperdere le dinamiche di gruppo dei   prigionieri.

4 Propagandare l’idea tra i prigionieri che essi sono un   gruppo totalmente isolato e che sono stati abbandonati   dal sistema sociale.

5 Distruggere tutti i tipi di supporto e collegamenti   solidali.

6 Gli individui che sono stati indeboliti e distrutti e   distrutti devono continuare a vivere con quelli i cui   pensieri sono simili, allo scopo di distruggere   continuamente i sentimenti di solidarietà   dell’individuo.

7 Praticare tecniche di indebolimento del carattere, usare metodi come, sminuire, accusare, attaccare   l’onore e la dignità, gridare, imprecare, creare   sentimenti di colpa, usare la deprivazione del sonno   per crescere la suggestionabilità del soggetto, insieme ad i duri metodi del carcere, e tortura   regolare e periodica”.

 

   Ogni cosa è sviluppata secondo questo programma. Lo scopo è chiaramente qui “LA Volontà DEL PRIGIONIERO DEVE ESSERE DISTRUTTA”. Che cosa succede quando questa volontà è colpita, con quale sistema dovrà essere rimpiazzato? Naturalmente, col sistema dei dominatori. Ossia, il fascismo. Il fascismo in Turchia vuol far arrendere le menti dei prigionieri, “Tu pensa sarai come me”, dicono. Lo scopo finale della tortura attraverso l’isolamento è la distruzione della mente del prigioniero.

 

   Questo documento è importante perché ancora una volta ci rimanda alla Germania del 1976 dove la compagna Ulrike Meinhof in prigione racconta sugli effetti della costruzione speciale nelle celle tipo chiamata Braccio della morte: “Io avevo la sensazione che la testa mi esplodesse (è come se in parte si stia strappando in migliaia di pezzi, e in parte che stesse esplodendo). Come se la mia spina dorsale premesse sul mio cervello. Il mio cervello sente come se fosse un vegetale in un forno, proprio come un lento raggrinzirsi. Io ho la sensazione di una continua corrente elettrica che mi corre lungo il corpo e io sia controllata a distanza”. Questi sistemi torturatori sono stati usati ufficialmente prima in Germania e in Turchia, e in seguito in tutti i paesi imperialisti.

 

   Uno dei paesi che ha assistito ad attacchi simili a quelli che si sono sviluppati in Turchia è l’India. La maggior parte delle leggi in India sono basati sul diritto inglese applicato durante il periodo coloniale. Si calcola che i prigionieri politici rivoluzionari siano oltre centomila. Tutto ciò è determinato dal fatto che in India è in atto una Guerra Popolare guidata dal PCI (M)che è l’erede del decennale movimento rivoluzionario del subcontinente indiano, nato con la storica rivolta nel villaggio si Naxalbari nel Bengala Occidentale nel maggio 1967. Attualmente la Guerra Popolare in India è presente in più di 180 distretti dei 671 che costituiscono i vari stati della repubblica federale. Dal nord al sud del paese è stata creata una vasta area di semi-egemonia maoista.

 

   L’avanzamento della Guerra Popolare si confronta quotidianamente con l’attacco dispiegato dalle forze militari dello Stato indiano. 

 

   Anche tra le prigioni indiane dove sono presenti prigionieri che provengono da tutti gli strati della società, ci sono carceri speciali. Quanto più la lotta di classe in India si sviluppa (e la Guerra Popolare in atto ne è l’espressione più alta) tanto più aumentano gli attacchi dello Stato indiano. In passato, certe leggi, vigevano solo in alcuni Stati, dal 2001-2002 sono applicate in tutta l’India. Tutti gli Stati, dal West Bengala agli altri, hanno leggi antiterrorismo. Esistono un centro antiterrorismo e un servizio d’intelligence (servizi segreti) centrali. Oltre ai prigionieri rivoluzionari, sono presenti nelle prigioni indiane tutti gli strati sociali oppressi. In India con la scusa della lotta al “terrorismo” ogni forma di opposizione viene criminalizzata e repressa (un esempio di questo è quanto st accadendo nel Kashmir dove è perseguitata la minoranza mussulmana).    

 

  La detenzione imposta ai prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane non è diversa. Dal 1967, l’occupazione israeliana della Palestina, più di 60.000 militanti della Resistenza palestinese sono stati arrestati e imprigionati. All’inizio della seconda intifada, nel 2000, 1.500 palestinesi furono arrestati. Il numero di palestinesi arrestati nel 2005 è stato 8.500. Il numero dei bambini palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane, non è mai sceso sotto i 100.

Uno dei principali attacchi cui le donne prigioniere palestinesi sono sottoposte nelle carceri israeliane è quella di essere stuprate. Sui prigionieri palestinesi si applica oltre all’isolamento, viene usata in maniera intensiva la tortura. Oltre alla tortura fisica, si applica un’intensa pressione psicologica e l’isolamento individuale. Il prigioniero palestinese viene isolato per impedire che si veda con gli altri. I diritti della difesa sono gravemente limitati e a volte per punizione i prigionieri sono tenuti in isolamento per 60 giorni.

 

   Negli Stati Uniti, che sono i pionieri nelle pratiche di tortura, dopo l’11 settembre 2001 si è ulteriormente accentuato l’isolamento dei detenuti. Almeno 8.000 persone catturate in varie parti del mondo per “attività antiamericane” sono detenute negli Stati Uniti in prigioni segrete appositamente costruite. Inoltre, i prigionieri negli Stati Uniti sono suddivisi in centinaia di categorie. Ci sono prigionieri appartenenti a movimenti di liberazione nazionale e antirazzisti, per esempio degli afroamericani. Sono inoltre detenuti prigionieri provenienti da varie parti del mondo: Colombia, Palestina, Egitto e Irlanda. Ci sono anche detenuti appartenenti a movimenti ambientalisti radicali e per i diritti degli animali.

 

   Alcuni dei metodi che usa l’imperialismo USA per eliminare o tenere sotto controllo le resistenze, attraverso e incarcerazioni sono:

-   Utilizzo come centri di detenzione delle basi militari.

-   Uso di centri di detenzione segreti negli USA e all’estero.

-   Incarcerare e torturare i resistenti servendosi di stati dipendenti.

-   Costruzione e uso di carceri di sicurezza e centri di detenzione privati.

-   Cercare di imporre agli altri paesi le leggi penali degli USA.

 

  I prigionieri politici messicani subiscono lo stesso trattamento di quelli degli altri paesi. Nelle prigioni messicane si applicano pratiche simili per avere prigionieri arrendevoli e sottomessi. Sono centinaia i prigionieri politici in Messico. In questo paese ci sono due tipi di carceri. I carceri regionali, dove c’è sovraffollamento nelle celle, e i carceri Cefferas di massima sicurezza, dipendenti dall’organismo federale di Pubblica Sicurezza. Molti prigionieri politici sono detenuti in questo tipo di prigione. Il governo messicano non ha mai ammesso l’esistenza di prigionieri politici. I prigionieri politici rivoluzionari in Messico sono reclusi per reati di droga. Essi, trascorrono in cella 23 ore e mezza, gli viene concessa solo mezz’ora d’aria, ma le mura di cinta sono tanto alte che non riescono neppure a ricevere la luce del sole. I prigionieri sono minuziosamente perquisiti prima di andare all’aria, sono denudati e umiliati con degradanti perquisizioni anali. I diritti della difesa sono ristretti e per punizione le consultazioni con gli avvocati possono essere impedite. I libri non sono ammessi e i prigionieri sono privati di ogni altra attività sociale.

 

 Tutte queste pratiche e punizioni sono determinate dal fatto che quando le classi dominanti non riescono a contenere le agitazioni e le resistenze da parte del proletariato contro il peggioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro, questi trattamenti disumani e criminali sui rivoluzionari, sugli antimperialisti, hanno lo scopo di farli arrendere. Si spendono milioni di dollari per la costruzione di nuove carceri di massima sicurezza.

 

   Ovunque nel mondo la pratica dell’isolamento dei prigionieri politici rivoluzionari dentro carceri cellulari o in prigioni di massima sicurezza private, è attuata per negare ai detenuti i diritti umani fondamentali, negare i diritti si sono conquisti con dure lotte, costringere i prigionieri alla solitudine disperdendone l’organizzazione, separarli dalla solidarietà, interrompere ogni loro attività sociale, culturale e sportiva per tagliare ogni legame con la vita quotidiana, condannarli all’isolamento e alla tortura con lo scopo di fargli tradire la causa.

 

   Un tutti i paesi del mondo ci sono prigionieri politici rivoluzionari, i media asserviti alla borghesia sono complici di questo silenzio. Questi media, nascondono alle masse la verità sulle atroci torture e sui maltrattamenti che si praticano nelle prigioni. Quando nelle prigioni si sviluppano delle lotte, dove come conseguenza a esse ci sono dei morti, i media non danno nessuna notizia. Questo avviene non solo in Turchia, dove si sa che avvengono le peggiori violazioni dei diritti umani dei prigionieri, ma anche in Messico, in India, in Brasile e in tanti altri paesi.

 

   Nella storia ci sono i prigionieri rivoluzionari hanno sviluppato una resistenza alla tortura e alla violazione dei diritti nelle carceri.

I prigionieri politici rivoluzionari hanno segnato una linea continua di resistenza contro ogni tipo di repressione e massacro da parte della Borghesia Imperialista e dei suoi boia. Qualche volta queste resistenze hanno vinto portando conquista di diritti, e nello stesso tempo difendendo la dignità dei rivoluzionari. I prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, i resistenti iracheni ad Abu Ghraib, i prigionieri politici in India, Iran, Brasile, Messico, Stati Uniti e Turchia hanno prodotto resistenze che sono diventati degli esempi.

 

   L’attuale crisi generale del Modo Produzione Capitalistico (crisi non solo economica, ma anche politica e culturale) ha portato una paurosa crescita della disoccupazione e della povertà in maniera incontrollata. Le borghesie di tutti i paesi scaricano il peso della crisi sulla classe operaia e sulle masse popolari. Nei diversi paesi, con diversità di sviluppo sta cominciando a crescere la resistenza da parte delle masse proletarie al continuo peggioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro. La Borghesia Imperialista e i suoi lacchè stanno prendendo provvedimenti sempre più drastici contro lo sviluppo della resistenza da parte della classe. Non solo si sviluppano leggi antiterrorismo ma anche normative contro il diritto di sciopero. Perciò la tendenza che si sta sviluppando, se non ci sono delle opposizioni, è che la galera diventi la soluzione dei problemi sociali.

 

   Tutte le inchieste condotte hanno dimostrato che sia i prigionieri politici, sia quelli definiti “comuni” (che togliendo mafiosi, spacciatori, e magnaccia la maggior parte sono proletari/sottoproletari che per mancanza di lavoro si danno per sopravvivere ad attività extralegali) si trovano alla fine ad affrontare le seguenti realtà:

 

-   L’aumento in tutto il mondo delle carceri.

-   I detenuti nelle carceri cellulari sono abbandonati alla solitudine.

-   La tortura sa diventando sempre più sistematica.

-   La vita collettiva dei prigionieri rivoluzionari è proibita.

-   Le attività culturali, sociali, e sportive sono soppresse.

-   Isolamento dei prigionieri gli uni dagli altri, allo scopo deliberato di annientarne ogni sentimento umano, di spersonalizzarli e di costringerli ad arrendersi.

-   Limitazione delle visite dei familiari o loro sospensione per un certo periodo di tempo, per isolare socialmente i prigionieri.

-   Restrizione dei diritti della difesa, impossibilità per avvocati di accedere agli elementi accusatori e alle carte processuali.

-   Divieto di leggere libri, riviste, giornali, ascoltare e guardare radio e televisione, di informarsi.

-   Negazione del diritto a difendersi nella propria lingua madre per quanto riguardo ai prigionieri che fanno parte di minoranze nazionali.

 

   In seguito all’applicazione di queste e altre simili pratiche si producono effetti devastanti, che sono documentati dalle lettere dei prigionieri e da molte altre inchieste:

 

 

-   Disagio emotivo e paura di contatti.

-   Anoressia.

-   Irritabilità estrema.

-   Perdita di sensibilità sensoriale e capacità di attenzione.

-   Estraniamento dalla realtà.

-   Perdita della capacità di orientamento e atrofia.

-   Perdita di abilità.

-   Allucinazioni.

-   Stato costante di tensione.

-   Riduzione della capacità si pensiero.

-   Amnesia.

-   Difficoltà di parlare.

-   Distorsioni percettive e percezione errate.

-   Danni ai centri dell’equilibrio.

-   Disagio dalla luce, sensazione di essere oppressi da qualsiasi cosa.

-   Ipersensibilità al rumore.

-   Pensieri suicidi.

-   Perdita di peso.

-   Disabilità visiva.

 

 

   Oltre a questo ci sono numerose malattie causate dalle condizioni delle carceri: tubercolosi, epatite, malattie renali, sanguinamento dello stomaco, insufficienza cardiaca, cattiva postura e dolore al collo causate dalle torture, emicranie violente, sinusite, artrite, malattie reumatiche.

 

   Perciò partendo dal fatto che la resistenza dei rivoluzionari prigionieri e parte integrante della lotta rivoluzionaria e della resistenza che la classe operaia e le masse popolari attuano contro il peggioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro, le organizzazioni comuniste e antimperialiste dovrebbero lanciare una campagna a livello internazionale, per lottare per i diritti dei prigionieri politici, perché in tutto il mondo sia riconosciuto ai rivoluzionari lo status di prigionieri politici (che non significa differenziazione rispetto ai detenuti “comuni” ma creare delle condizioni ottimali di lotta contro l’annientamento), per l’abolizione delle carceri cellulari, perché siano riconosciuti i diritti della difesa, per il diritto alla difesa nella lingua nativa e che siano rese pubbliche la carceri segrete.

 

   Questa campagna deve partire dall’assunto che pur in carcere (come nei tribunali) la lotta continua. E la solidarietà che il movimento di classe serve ai prigionieri rivoluzionari a resistere alle politiche di annientamento, che passano non solo con l’isolamento, la tortura (sia fisica che psicologica e con tanti altri strumenti), ma anche con le politiche di divisione e disgregazione all’interno del corpo dei prigionieri rivoluzionari.

 

collettivo comunista metropolitano